Ciclopop

A Verona, durante la Cosmobike – Fiera Internazionale della Bicicletta  racconteremo come sono state concepite, realizzate e utilizzate le ciclopop romane.

Le ciclabili popolari, o “Ciclopop”, sono corsie ciclabili promiscue realizzate da gruppi spontanei di attivisti, sulla base di urgenze ignorate dalle amministrazioni cittadine.

Le Ciclopop si mimetizzano con la segnaletica stradale ordinaria, comportano costi contenuti e tempi di realizzazione molto brevi con vernice bianca e stencil. Sono auto-finanziate dai gruppi che le realizzano in sicurezza e con la rapidità necessaria per azioni dai forti connotati di illegalità.

D’altra parte, la realizzazione delle ciclopop si fonda sul principio dell’autodifesa. A Roma, dove a dispetto dell’uso diffuso della bicicletta non esiste un solo metro di corsia ciclabile promiscua sulla rete stradale, ne sono state realizzate cinque in corrispondenza di passaggi obbligati per l’attraversamento di barriere del tessuto urbano (ponti, sottopassi), comunemente percepiti come pericolosi da parte degli utenti più fragili della strada.

Le Ciclopop sono il potente simbolo di un cambio paradigmatico che fatica a penetrare in città come Roma: gli spazi urbani (incluse le strade) non sono il dominio esclusivo delle automobili ma luogo di condivisione e relazione.

Gli attivisti romani auspicano una rapida conclusione di questa fase di sperimentazione. La realizzazione di corsie ciclabili promiscue dovrebbe essere, per le amministrazioni di metropoli come Roma, una priorità assoluta in tema di interventi per la promozione di un nuovo modello di mobilità.

 

Durante la lavorazione di una ciclabile popolare.

Ci siamo!

 

Roma ha un nuovo Sindaco, Virginia Raggi (M5S) che in campagna elettorale ha aderito ai punti oggetto della nostra campagna.

Per i prossimi 5 anni MuovitiRoma si occuperà di monitorare il lavoro della Amministrazione punto per punto, stabilendo degli indicatori che possano rendere effettivamente misurabili e valutabili i progressi o le inadempienze e sensibilizzerà i cittadini a pensare ad un modello sostenibile di mobilità cercando di renderli protagonisti attraverso un cambiamento delle loro scelte.

‪#‎muovitiroma‬ è adesso.


Tabù

La ciclabile popolare di Porta Maggiore, una delle zone di Roma più congestionate dal traffico.

La realizzazione di corsie ciclabili promiscue (non protette, corsie ciclabili come quelle realizzate con costi irrisori durante gli ultimi anni dagli attivisti romani, vedi foto) dovrebbe essere la priorità assoluta per questa amministrazione in tema di mobilità e uso dello spazio urbano.

Roma partecipa – inspiegabilmente -da alcuni anni alla European Cycling Challenge (http://www.cyclingchallenge.eu/).

Il gioco è stato utile e ha dimostrato che è già possibile usare TUTTE le strade di Roma per attraversare la città in bicicletta.

Pochissimi sanno che si può andare bicicletta su TUTTE le strade di Roma e infatti in pochissimi lo fanno. La città è ostaggio delle automobili, il trasporto pubblico diventa inefficiente, la città intera è immobile, inquinata e pericolosa.

La realizzazione di corsie ciclabili promiscue – in pratica la realizzazione di pittogrammi di bicicletta su TUTTE le strade di Roma – non è solo un necessario presidio di sicurezza ma segna la rottura del tabù secondo cui le strade – cioè le superfici rivestite di asfalto o pietre che coprono la quasi totalità delle aree urbane – sono l’esclusivo dominio dei mezzi a motore.

A Roma, è necessario infrangere questo tabù.

No, in verità questo tabù è già stato infranto più volte e viene infranto ogni giorno, ogni minuto. Prima ne prenderà atto questa amministrazione, proseguendo il lavoro iniziato dagli attivisti romani, tanto meglio sarà per tutti.

 

 


Marco, uno di noi, assessore alla Mobilità al VII municipio di Roma

Questo post dovrebbe salutare sobriamente la notizia che Marco Pierfranceschi, fra i 38 blogger che hanno animato la nascita del movimento #Salvaiciclisti ed ispiratore del GRAB, l’ormai celebre anello di 44Km all’interno della capitale da percorrere in bicicletta, sia stato indicato come assessore alla Mobilità del VII Municipio di Roma: il più popoloso della città, peraltro.
Infatti festeggiamo sobriamente, ma con un certo entusiasmo, il riconoscimento del valore di Marco reso esplicito dalla nuova presidente di quel municipio, Monica Lozzi.

Perché è di questo che abbiamo bisogno: persone di valore, chiare, etiche, appassionate e disinteressate all’interno delle amministrazioni.

Marco lo è, ed è talmente disinteressato che ha regalato alla città il percorso, tracciato con il Gps in quasi dieci anni di esplorazioni autonome e sulla base di una sua idea, chiamato in origine Grande Sentiero Anulare, ora alla base del progetto chiamato Grab. Sì,è stato un regalo: e poco conta se sul suo regalo alla città altri -costruttori, progettisti, gestori in senso lato- avranno benefici. Ciò che conta davvero è lavorare per il miglioramento dell’ambiente circostante alla comunità. Le intuizioni e le conoscenze di #Salvaiciclisti e di coloro che lo animano sono e saranno sempre a disposizione della città e della sua, fin troppo ritardata, rinascita anche attraverso il risanamento della mobilità.

Auguriamo con tutti i nostri cuori buon lavoro al neoassessore e come sempre gli assicuriamo il nostro aiuto e il nostro affetto.


Ecc 2016, la conferma: i ciclisti romani vogliono le strade

La nuova heatmap ECC2016. Clicca sull’immagine per scaricare la versione hi-res (14Mb). Heatmap elaborata da Lorenzo Quaranta.

 

Tiriamo le somme dopo la conclusione dell’European cycling challenge 2016.
Roma è arrivata ancora una volta quarta (stesso risultato dell’anno scorso), i partecipanti iscritti sono stati 1.617 (8° posto), i km percorsi 205.240. Un risultato abbastanza eccezionale dovuto alla caparbia tigna degli attivisti romani, coloro che anche partecipando a questo gioco in condizioni di palese inferiorità numerica (guardate da voi le altre città, persino Bologna ha un numero di iscritti maggiore eppure la popolazione è circa un ottavo di quella romana): Roma è al 34° posto nel rapporto abitanti/km pedalati (72, la prima classificata, Danzica, arriva a 1.788 per abitante, dato che lascia il tempo che trova).
Potremmo continuare a lungo sciorinando numeri. I numeri, in statistica, possono essere letti in molti modi, non nell’univocità che l’aritmetica impone. A noi di Salvaiciclisti Roma interessa notare un aspetto fondamentale del gioco/raccolta di dati chiamato Ecc.

A noi risulta evidente la fame di ciclabilità. Le esperienze degli anni passati in Ecc, con risultati simili e numeri simili, mostrano che la palese guerra che la Roma di tutti conduce incessantemente (qui l’ultimo esempio) al cambio di modalità trasportistica altrove già affermato non ha alcun effetto sulla voglia di arrivare ai grandi numeri che apparentemente servono per svegliare l’attenzione amministrativa (grandi numeri = consenso, base democratica). Anzi, dimostra che malgrado l’evidente svantaggio numerico, la sete e la fame di spostarci anche noi in bici è robusta. Il che si traduce in domanda elevatissima, sapendo leggere con mente sgombra da pregiudizi i famosi numeri.

Facciamone altri. Secondo la vulgata ufficiale gli spostamenti in bici a Roma sono lo 0,6% del totale. Ciò è falso, o meglio lo è oggi 2 giugno 2016. Il dato citato risale al 2012 ed è consultabile sul Piano generale del traffico urbano risalente ad allora.

Rilevazioni successive parlano di 1,4% (febbraio 2015). Ma ce n’è una precedente (2013), condotta da un gruppo di tirocinanti all’Agenzia mobilità romana, che non è mai stata gratificata dall’ufficialità, pur avendo visto riconosciuta la sua validità scientifica dalla stessa agenzia. Se ne parla, anche, in un articolo di Repubblica di quell’anno: la quota rilevata fu, allora, del 3,8%. Chi scrive questo post era stato l’autore dell’articolo di agenzia su cui si basò -integralmente- Repubblica e può testimoniare direttamente di aver avuto accesso ai dati della ricerca, illustratigli dal coordinatore del team che effettuò la ricerca. E’ plausibile che in 3 anni la quota sia salita ulteriormente, andando oltre il break even stimato intorno al 5%, ma questo non possiamo saperlo perché non esiste altra rilevazione se non la personale esperienza a-scientifica dell’osservazione costante e prolungata. Non considereremo quest’ultima sensazione. La ragione della non ufficializzazione di quei dati -ragione valida anche oggi- stava nel poter usare la crescita numerica dopo aver “fatto qualcosa per la ciclabilità“, intestandosi così il successo quando in realtà la crescita era dovuta a scelte di base e in totale assenza di azioni a favore della ciclabilità. Un trucco politico valido sempre, e ripetiamo: anche oggi.

Il dato vero non è essere tanti ma la domanda in costante innalzamento da anni. La maggioranza numerica ufficiale è stata raggiunta solo di recente a Copenhagen, che insiste da anni in politiche ciclabili. Vanno inquadrati in questo senso i “numeri” del gioco chiamato Ecc: dati che non fotografano l’esistente (la guerra di Roma contro le biciclette), ma al contrario, sono una expert review della rete stradale di Roma e ne fotografano il potenziale uso alternativo (la domanda). I conti sul modal share sono irrilevanti, in questo senso, e fanno imboccare la strada strategica sbagliata: non evidenziare -anzi nascondere- la domanda ma sostenere la tesi che senza infrastrutture la ciclabilità non cresce (mentre invece è già cresciuta) e aspettare solo il momento giusto per tirare fuori la crescita e intestarla politicamente a chi ha fatto quarcosa.

Tendiamo a non cadere in questa trappoletta, e festeggiamo pacatamente la conferma successiva alla quarta partecipazione di Roma all’Ecc: c’è sete e fame di ciclabilità, il cui unico limite è la pericolosità della città così com’è oggi.

Infine, va notato che le mappe derivanti dai percorsi usati sono valide per la risistemazioni dei percorsi quotidiani, e praticamente nessuna di queste coinvolge percorsi nei parchi. A ulteriore, ennesima, dimostrazione che i ciclisti romani vogliono usare le strade, anzi lo pretendono.


Nulla resterà impunito.

I primi Cialtroni sono già arrivati in Siberia (Fonte: askyakutia.com) .

 

Il Partito Ciclista Italiano domina incontrastato sulle strade della Capitale e si erge a baluardo contro l’occupazione delle strade da parte delle forze carrozzate nemiche.

La ECC2016 è stata un campagna lunga, insidiosa. In un mese sono stati percorsi 38000 km, quasi il giro completo del pianeta Terra. Nessuna organizzazione del popolo era mai riuscita prima in questa impresa. Le compagne e i compagni hanno combattuto su qualsiasi terreno: dai vicoli del centro, ai viali delle periferie, fino alle aperte campagne. Agli attacchi in massa in campo aperto, si sono alternate operazioni clandestine dei nostri Gruppi d’Azione Pennellatori, perché fosse disegnata una linea di demarcazione chiara, fra noi e il nemico. Alcuni compagni sono caduti nella rete del controspionaggio. Di loro, e delle loro azioni conserveremo memoria perché siano da esempio per le generazioni future.

Non sono mancati i tradimenti. Una minoranza di Cialtroni dediti alla gozzoviglia ha tentato di rompere il fronte compatto del Partito. Abbiamo risposto con le nostre armi migliori. La stesso Presidente del Comitato Centrale si è infiltrato nel gruppo di cospiratori impossessandosi dei loro vessilli durante un delicatissima operazione presso i laboratori di Fisica delle Massa Critica. I simboli dei Cialtroni saranno esposti nelle teche del Museo dei Nemici del Popolo Ciclista. Il Commissario Rotarja sta terminando le indagini per individuare tutti i colpevoli. La Vice-Presidente Bekiskaja e il Compagno Tesoriere Loskyindividui hanno terminato la valutazione dei danni recati al Partito. Nulla resterà impunito.

Al soldato Rojo va il ringraziamento del Partito per aver dato inizio alla campagna, con coraggio e sprezzo del pericolo. Sarà conferita una Medaglia al valore.

Non ci facciamo nessuna illusione. La strada è ancora lunga e dura. L’inverno non è finito. C’è ancora bisogno del vostro coraggio e del vostro calore, compagne e compagni.

Avanti, pedalare!


Siamo Stato Noi

Come viene reso pubblico in questo post, il direttivo di #SalvaICiclisti Roma – Associazione si assume la responsabilità della realizzazione della corsia ciclabile popolare nota come “5th Avenue”, lungo il trafficato ponte Principe Amedeo d’Aosta.

Siamo convintamente a fianco di chiunque metta riparo all’inerzia delle amministrazioni che si sono succedute negli anni, siamo convinti assertori del principio di sussidiarietà così come identificato nell’art.118 della Costituzione, e seguiamo la letteratura scientifica che interpreta tale articolo.

Siamo altresì costretti ad agire in stato di necessità per tutelare la nostra vita durante gli spostamenti quotidiani e lo facciamo volentieri, supplendo per la nostra e altrui incolumità alle mancanze delle amministrazioni di competenza.

Ricordiamo alle autorità competenti, e di inusuale solerzia visto la rapida cancellazione della ciclopopolare che, secondo il Piano quadro della ciclabilità approvato nel 2012 dall’assemblea capitolina, e mai tradotto in azioni concrete, via di Porta cavalleggeri (pagina 99 PQC, e nell’Allegato 2 pag. 103 viene denominato Corridoio Giustiniana-Aurelio) è classificata come via sulla quale deve essere realizzata una ciclabile principale per mettere in comunicazione il Municipio con il centro, come priorità entro il 2014: la stessa via che arriva a ponte Amedeo.

Infine, mettiamo in mora fin da subito la futura amministrazione romana ricordando un principio così semplice che sembra sfuggire alle distratte menti contemporanee: le corsie ciclabili devono essere disegnate, non cancellate.


Disegnare, non cancellare.

Uno dei punti della campagna #muovitiroma prevede la realizzazione di corsie ciclabili leggere sui percorsi ad alta frequentazione ciclistica. Roma non ha saputo sviluppare in questi anni la realizzazione di queste soluzioni per la mobilità sulle sue strade, esponendo ogni giorno centinaia di utenti della strada alla più totale insicurezza negli spostamenti oltre che scoraggiando l’uso di strategie alternative e sostenibili per la mobilità specie quella di prossimità.

Era di due giorni fa la notizia che un gruppo di cittadini aveva realizzato una corsia ciclabile su ponte Principe Amedeo di Savoia, nei pressi dell’Ospedale Santo Spirito. Quel tratto, che mette in comunicazione la riva destra con la sinistra della città è fondamentale perché permette l’accesso al centro storico per chi abita a Roma Nord e da qui la possibilità di tagliare la città per raggiungere Roma Sud. E’ un tratto fortemente congestionato dal traffico automobilistico, commerciale e turistico. I cittadini, stanchi di dover percorrere quel tratto “obbligatorio” mettendo in pericolo la loro incolumità, si erano armati di secchio e pennello e avevano disegnato una corsia in sede promiscua evidenziata da apposita segnaletica orizzontale. Un lavoro realizzato in pochi minuti e con un costo realmente irrisorio.

Questa notizia ha prodotto una risposta frettolosa e cieca nella Amministrazione che dopo sole 24 ore ha disposto ed effettuato la cancellazione della ciclabile popolare , come già accaduto in passato per un altra iniziativa analoga partita sempre dalla cittadinanza (Tunnel di S. Bibiana nei pressi della Stazione Termini).

Sarebbe interessante sapere cosa pensano di questa storia i futuri Sindaci di Roma, i candidati ad amministrare anche la mobilità nell’immediato, soprattutto quelli che hanno già aderito alla nostra campagna.

Perché c’è bisogno di disegnare e non di cancellare in questa città.


#salvaiciclisti Terre del Sud patrocina la mostra fotografica “Viaggio in Italia” di Daniele De Lonti

© Daniele De Lonti ‘Viaggio in Italia’ – Caserta, 2002

L’associazione #Salvaiciclisti – Terre del Sud, insieme alle ASD Ciclo Club Monopoli e Nardelli Sport Total Bike, presenta la mostra fotografica “Viaggio in Italia” di Daniele De Lonti, organizzata dal Centro Ricerche per la Fotografia Contemporanea e patrocinata dal Comune di Monopoli.

La mostra sarà inaugurata alle ore 18 di sabato 28 maggio presso il Castello Carlo V a Monopoli e sarà aperta fino al 19 giugno 2016.

Nel promuovere la mostra, le tre associazioni vogliono promuovere e incoraggiare i diversi possibili utilizzi della bicicletta, da quello quotidiano, che consente di muoversi in città in modo veloce, economico e – perché no – divertente e salutare, arrivando direttamente in luoghi dove i mezzi motorizzati non arrivano; a quello turistico, che offre la velocità ideale per scoprire e apprezzare le bellezze del territorio; a quello sportivo, su strada e su percorsi off-road.

Agli occhi di #salvaiciclisti, impegnata nella campagna per la sicurezza degli utenti leggeri della strada, nelle bellissime foto di De Lonti, il passaggio dei ciclisti del Giro sembra voler evidenziare, oltre alla bellezza del paesaggio italiano, anche e soprattutto quella realtà quotidiana in cui la bici può esprimere il meglio di sé e in cui si misura la vivibilità dei nostri centri urbani. Vivibilità che può essere migliorata solo adottando un moderno modello di mobilità che riduca l’uso dei mezzi motorizzati, a favore di spostamenti a piedi, in bici e con i mezzi pubblici.

Ma la bici è anche bellezza e armonia: nella semplicità delle sue linee e dei suoi meccanismi si svela un sorprendente strumento, capace di mettere in relazione l’uomo con i luoghi che attraversa e le popolazioni che incontra. E tale vitalità emerge magistralmente dalle opere esposte.

 


 

salvaiciclisti.terredelsud@gmail.com
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Zero in Condotti

Stamattina ci siamo svegliati con una brutta notizia, o forse è un incubo da cui non riusciamo ancora a svegliarci.
In una lettera pubblicata su “Il Messaggero” il presidente della Associazione Via Condotti, forse in assoluto la via più famosa e conosciuta di Roma, asserisce che il degrado è direttamente imputabile alla mancanza di automobili private nel centro storico.
“Se levi le auto spunta il degrado e il commercio ne risente” questa è la visione della Associazione.
A parte la confusione tra pedonalizzazione e mobilità ciclabile, frutto di una mancata conoscenza in materia, la cosa che sorprende maggiormente è che una Associazione che dovrebbe tutelare gli interessi e la immagine dei commercianti di un luogo simbolo della Città possa invece permettersi di tutelare “i soliti interessi di pochi” mistificando e manipolando la realtà dei fatti.
Il degrado, inteso come inquinamento, caos, rumore, mancanza di spazi, chiusura delle attività commerciali piuttosto è direttamente imputabile alle scelte scellerate in tema di mobilità che questa città ha fatto negli ultimi 30 anni, scelte che hanno impoverito la qualità della vita e la salute dei cittadini e che hanno reso le strade e le piazze luoghi inospitali non più in grado di attrarre investimenti, turisti e clienti.
Abbiamo creato la nostra Campagna per ridare a Roma la dignità che merita e per non dover mai più leggere parole come queste, umilianti, offensive e -questo sì- degradanti.