La lobby dell’auto attacca il rinascimento ciclistico

Conforta sapere che persino il mensile di riferimento dell’automobilismo italiano, “Quattroruote”, si interessa al rinascimento ciclistico del nostro paese.
Una strana sensazione, vedere l’ampio articolo che la rivista dedica al ciclismo urbano: avremmo detto che, così come quotidianamente per strada, anche in edicola chi usa la macchina e persino ne scrive non si sarebbe mai accorto di noi.
Certo, il mensile lo fa a modo suo. Dopo aver rilevato l’enorme crescita dello shift modale dalle 4 alle 2 ruote a pedali, sottolinea i troppi rischi a cui noi ciclisti quotidiani siamo esposti. E prospetta una soluzione per la sicurezza di chi usa la bici.
Indovinate quale?
Esatto. Quella.
Il casco obbligatorio.
Sfugge, alla pomposa testata, che la causa di morte in strada per i ciclisti sono gli impatti contro l’oggetto-feticcio di cui si occupa con dedizione degna di miglior causa, ovvero l’automobile condotta male come la si conduce male in Italia.
Sono tante le cose che sfuggono, chissà quanto per distrazione, a “Quattroruote”. Proviamo a elencarle in ordine sparso.
Nei pochi luoghi del pianeta in cui il casco è obbligatorio (Australia, per esempio) la quota di ciclisti quotidiani si è dimezzata, e le morti non sono diminuite in percentuale: un ottimo incentivo all’abbandono della bici, e come conseguenza all’acquisto dell’automobile.
Su 1.000 utenti fragili della strada uccisi in Italia dalle automobili, 750 sono pedoni e 250 sono ciclisti: mettiamo il casco ai pedoni?.
Nei paesi ad alta densità ciclistica l’obbligo non è mai stato neanche contemplato, persino nei tempi pioneristici dell’Olanda anni ’60. Come noto,  in Danimarca e Olanda sono tutti morti a causa di questa colpevole svista legislativa.
A noi non sfugge invece che questa ovvia azione di pura lobby, decisamente immatura e cialtronesca, sia stata resa pubblica in piena estate, quando le anime sono vacanziere e l’attenzione cala.
Assicuriamo i lobbisti e chi li sostiene che qui, da #salvaiciclisti, l’attenzione non cala mai: è una nostra seconda natura, dovuta al fatto che se la nostra attenzione cala qualche macchina ci ammazza e non esiste armatura che tenga contro una tonnellata lanciata a 80 km/h sul tuo corpo. Quindi la nostra attenzione deve essere sempre ben alta e lubrificata, e perciò ci accorgiamo -come effetto secondario- anche di queste meschine manovre volte a disincentivare l’uso della bici attraverso argomenti solo apparentemente positivi e ragionevoli, mentre sono in realtà viscidi tentativi di soffocare sul nascere un vero cambiamento stradale e tentare di rivitalizzare un mercato ormai defunto e nocivo. E non contengono, sia ripetuto, un briciolo di rispondenza a realtà: ad impatti superiori a 23 km/h il caschetto è ininfluente per la sicurezza, e a volte provoca lesioni gravi a atlante ed epistrofeo, con conseguente lesione del midollo spinale e relativa paralisi motoria.

L’era dell’automobile è conclusa, ma continuerà a far danni ancora per un po’ di tempo. Sta a noi tutti riportare questo paese fuori controllo  entro termini di civiltà già altrove operanti ed efficaci.
Anche deridendo, e denunciando pubblicamente, manovre ridicole come quella di “Quattroruote”.

 

APPELLO A TUTTI questo e` un luogo di discussione e di confronto. Chiedo a tutti di mantenere il tono della discussione entro i limiti della civilta`. Commenti aggressivi o contenenti insulti saranno cancellati.
Grazie per la comprensione.


avatar Luciano Di Paolo

Ottimo articolo. Per caso avreste qualche sito dove reperire i dati, in particolare quello riguardante la diminuzione di ciclisti in Australia?

avatar Alex

Totalmente d’accordo con Repubblica. Toni troppo arroganti, peccato.
“Solo una cosa però: siamo stupiti dai toni dell’associazione di chi pedala. Una violenza inaudita e inaspettata da chi pratica la filosofia dolce della pedalata, del rispetto della natura e degli altri. Toni e temi – fra l’altro – identici a quelli della lobby delle moto e degli scooter che per anni ha contrastato l’introduzione del casco per i cinquantini. Toni e temi, per concludere, che non sembrano cercare una qualche forma di dialogo. Un dialogo necessario da tirar fuori quando in Italia muoiono sulle nostre strade ogni anno il doppio dei ciclisti che partecipano al giro d’Italia.”

avatar Marco Massarotto

Ottima segnalazione.

“L’era dell’automobile è conclusa” è un filino esagerata come affermazione, forse nei grandi centri urbani, ma anche lì in attesa di reti di trasporto pubblico evolute non ne sarei sicuro. Credo piuttosto sia fondamentale capire che auto e bici devono andare assieme, per una intermodalità che è l’unica via sostenibile. In questo senso Quattroruote ha fatto anche peggio che rendersi ridicolo con l’idea del casco. Non ha caput e colto una vera occasione (anche per i car maker IMHO): integrare la bici, non combatterla.

avatar Pippo

Imparate ad usare la pista ciclabile, imparate a non taglaire la strada e imparate che tra una macchina e una bicicletta che si fa male non è la macchina… La maggior parte dei ciclisti non rispetta il codice della strada e crea pericolo ed intralcio sia agli automobilisti che, soprattutto, ai motociclisti.
E poi voi vorreste parlare di Lobby dell’auto? Questo articolo è solo lo specchio dell’arroganza del ciclista medio che pensa di essere il padrone della strada per poi perdere la vita per un motivo molto semplice, la macchina è di metallo, le gambe no.

avatar maddler

Una piccola nota: dei morti sulla strada il 75% circa sono pedoni, ammazzati nei centri abitati. Anche quelli sono colpevoli di essere troppo arroganti? Temo, purtroppo, che la dinamica degli incidenti nella stragrande maggioranza dei casi evidenzi come la responsabilita` sia di chi guida l’automobile non della vittima.
E` vero, le auto sono in acciaio, grosse e pesanti. Anche per questo motivo chi ne e` alla guida dovrebbe essere ancora piu` conscio della responsabilita` che cio` comporta. Oppure devono aver ragione solo per il motivo di essere grosse e pericolose?

avatar Pierluigi

guarda io guido auto e vado in bici…in molti casi sulle due ruote, bici o auto non c’e’ assoluto rispetto del codice della strada, bici contromano, che attraversano con il rosso…non sarebbe il caso di rispettare di piu’ il codice della strada?

avatar UtoUti

Impara tu, per primo, le regole del CdS: guidare l’automobile non significa girare lo sterzo, accelerare e frenare.

avatar maddler

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Grazie per la comprensione.

avatar Massimo

Scusa Pippo, ma chi l’ha detto che le strade sono fatte solo per le automobili? Perchè io dovrei usare solo la pista ciclabile? E laddove le piste ciclabili non ci sono che faccio, non vado in bici? Diciamo che a fronte di un numero di ciclisti indisciplinati (che ci sono eccome, inutile negarlo) esiste un numero infinitamente superiore di automobilisti distratti, incapaci, arroganti. Io ho la patente da 38 anni e non ho mai avuto incidenti. Vado sia in auto che in bici. Gli incidenti li ho avuti in bici, investito da fermo, investito sulle strisce, preso a sportellate da idioti che parlano al telefonino mentre scendono dall’auto etc etc. Dobbiamo convivere e non prenderci a schiaffoni l’un l’altro.

avatar Luca #salvaiciclisti Cuoghi

Concordo su tutto, ma il casco secondo me merita una riflessione: non serve a proteggere dalle auto, per quelle servono infrastrutture, mentalità e prudenza degli automobilisti, ma non vediamolo come un ostacolo all’uso della bici. Credo serva per questo sensibilizzare i ciclisti.
Il commento di quattroruote, ad ogni modo, resta irricevibile!

avatar Carlo Rizzante

Vivendo in Danimarca da qualche tempo, Copenhagen, non posso che apprezzare l’articolo su questa pagina. Quando mi capita di tornare a visitare parenti e amici a Milano, mi viene tristezza nel vedere la città invasa da auto e inciviltà. Dove solo le ciclabili? Ricordo che in bici a Milano rischiavo la vita quotidianamente per l’inattenzione degli automobilisti. Non è colpa loro, poveretti, chiusi dentro i loro cubicoli coi finestrini. Gli automobilisti in città sono semplicemente degli sfigati (potenzialmente assassini, specialmente quando escono con affermazioni fasciste tipo “non è il metallo che si fa male…”) che ancora non l’hanno capita e l’Italia purtroppo è ancora all’età della pietra su questo aspetto (andate a vedere come si vive in città come Amsterdam, Stoccolma, Copenhagen).

Tuttavia riviste come Quattroruote meritano metaforici schiaffoni. La violenza verbale dei ciclisti origina da anni di frustrazione ed esposizione al pericolo causato dall’uso indiscriminato e irresponsabile dell’auto. Non certo dai ciclisti stessi. Quanti automobilisti perdono la vita perché investiti da una bici, ogni anno?

Per cui smettiamola con l’ipocrisia. Povera Italia, quant’è retrograda. Fortuna che ci sono i ciclisti! 🙂

avatar Mattia

Caro carlo e cari tutti i ciclisti che qui leggono e commentano,
vivo a Milano da 32 anni e giro con mezzi a 2 ruote (moto) da quasi 18, sono stati investito un paio di volte, sempre in moto da auto, e sò cosa vuol dire girare tutti i giorni per ore in mezzo al traffico pazzo di Milano.
1° il casco salva la vita punto e basta chi dice il contrario non ha mai tirato una capocciata in un incidente.
2° Non è ne per incolpare ne per creare flame ma devo rilevare che molto spesso vedo ciclisti che non rispettano ne il codice stradale in strada ne tantomeno i pedoni sul marciapiede: contromano in mezzo al traffico; quasi mai accostati al lato destro; spesso saltano sul marciapiede intralciando la strada ai pedoni e piu volte dopo aver fatto notare che sul marciapiede non si va o quanto meno si fanno passare i pedoni spesso rispondono male etc etc.
Nel nord europa (parlo x esperianza personale poichè mi piace viaggiare) i ciclisti sono molto ligi alle regole tanto che a Copenhagen, dove ovviamente ho affittato una bici (con estremo piacere) sono gli stessi cilcisti a riprendere chi non viaggia sulle ciclabili o addirittura solo nel senso contrario (perchè si li le piete ciclabili sono a 2 sensi di marcia).
Tutto questo per dire che va benissimo far notare le cose che doverebbero essere migliorate dagli altri ma è fondamentale, per un vivere civile, farsi prima anche un bel esame di coscienza….ma questa non è una cosa da ITALIA PURTROPPO….

avatar carlo

Non capisco l’acredine cieca di questo articolo. Li ha mai visti, l’autore del suddetto, i ciclisti nei paesi nordici d’Europa? Nove su dieci portano il caschetto; forse ancora di più. Gli unici che non l’hanno sono studenti italiani o spagnoli fuorisede. Gli altri sarebbero tutti imbecilli che rischiano lesioni al midollo spinale? O sono fan dell’automobile che promozionano subdolamente l’uso del caschetto per disincentivare la bicicletta?
Su una cosa posso essere d’accordo: l’inciviltà dell’obbligo. Noi italiani dobbiamo sempre obbligare, non riusciamo mai a educare. Ma che il caschetto sia un bene e sia parte integrante di una “civiltà dei pedali” tutta da costruire, su questo non ci piove. Questo articolo è diseducativo, anche se forse chi l’ha scritto aveva buone intenzioni.

avatar Carlo Rizzante

Carlo, caro omonimo,
non è mia intenzione innescare flames o che. Ma dal Nord dell’Europa (ho vissuto brevemente in Finlandia, Svezia, Norvegia, Paesi Baltici e Berlino) e vivendo attualmente in Danimarca, posso testimoniare che la percentuale di chi porta il caschetto è minima, forse intorno al 3%. Tra l’altro proprio di recente qui a Copenhagen s’era aperto il dibattito sull’obbligatorietà del casco, e per il momento s’è deciso che è meglio senza. Perché sul serio, guardati le foto dei links qui sotto, il caschetto non lo usa pressochè nessuno.

La bici in città è il futuro. Che poi è già il presente in luoghi più fortunati.

avatar Carlo

Questa è la tua esperienza e io la rispetto. In germania la mia è diversa, la maggior parte dei ciclisti porta il caschetto. E c’è anche un altro aspetto: le citta danesi non conoscono gli ingorghi di traffico delle nostre città italiane, anche a causa dell’altissimo costo delle automobili.L’ambiente urbano danese è di pe se più sicuro per il ciclista, di qui la minore esigenza del casco. Resto dell’idea che l’articolo qui sopra faccia della pessima informazione o dell’eccellente disinformazione, se preferisci.

avatar Alessandro

Leggo bene ?!?!?

“ad impatti superiori a 23 km/h il caschetto è ininfluente per la sicurezza, e a volte provoca lesioni gravi a atlante ed epistrofeo, con conseguente lesione del midollo spinale e relativa paralisi motoria.”

casco “ininfluente” e “provoca lesioni gravi” ?!?!

ma che dite ????

avatar civis romanus

Premetto che sono un utente delle due ruote (ciclista sarebbe immodesto). Premetto anche che detesto gli obblighi e i divieti di qualsiasi tipo, perché inducono immancabilmente i destinatari del provvedimento a voler contravvenire alle regole, quasi per sfida.
Io il casco lo indosso sempre, non perché qualcuno me lo impone ma perché ritengo che la mia testa valga più dei 60-70 Euro del suo prezzo medio. Non nascondo che a volte sulle due ruote sono un po’ spericolato (ma mai imprudente) e che non sempre rispetto la segnaletica, cosa di cui mi assumo piena responsabilità. Ma è anche vero che in tutte le situazioni – per fortuna poche – in cui finora mi sono trovato a rischio, questo NON è mai dipeso dal mio comportamento, bensì da quello dei veicoli che avevo accanto e persino da pedoni distratti o maleducati (ovviamente occupanti la carreggiata o le piste ciclabili, non il marciapiedi, dove in sella avrei sempre e comunque torto).
Io mi trovo quindi d’accordo con chi è CONTRARIO all’obbligo del casco.
Se è vero che il suo uso non riduce il numero di incidenti, però, è altrettanto vero che in caso di incidenti il casco salva la vita. E penso anche che, nell’infausto caso di un incidente non mortale, i costi sanitari, non certo indifferenti, ricadono sempre sulla comunità, sottraendo anche risorse. Ciò è assolutamente ingiusto, a maggior ragione in tempi di recessione e di continui tagli al servizio sanitario.
Per questo da anni sostengo l’ipotesi, forse cinica ma razionale, di non concedere assistenza medica gratuita a chi impegna la strada senza prendere tutte le misure necessarie alla propria incolumità, che nella gran parte dei casi non è messa a repentaglio dalla persona stessa (quindi prevedibilmente), bensì dagli altri utenti della strada (quindi in modo assolutamente imponderabile).
Tutelarsi sarebbe quindi lasciato al libero arbitrio. Ma che la sua scelta non gravi sulla comunità: chi si fa male, pagasse le spese di tasca propria.
Tale provvedimento varrebbe ovviamente anche nei confronti di chi guida l’auto senza indossare le cinture di sicurezza, o usando il cellulare, o ascoltando musica con le cuffie, o per chi guida moto di qualsiasi cilindrata senza casco.

avatar UtoUti

Se un giorno dovessi avere un incidente in cui il casco ti avesse salvato la vita, rimpiangeresti di non essere morto, credimi.

avatar Pierluigi

Ma scusa ti rendi conto di quello che dici??? hai mai visto incidenti in cui il casco ti salva la vita???? hai mai visto qualcuno morire perche’ non aveva il caso??? be a me e’ capitato se avessa avuto il caso sarebbe vivo invece pensa te non lo aveva e si e’ rotto la testa contro un palo….sono d’accordo sul fatto che serve maggiore coscienza in generale ma ovviamente serve anche maggiore prudenza da parte dei ciclisti altrimenti scusate ma le gare sportive sono tutti stupidi i professionisti???e approposito…vi ricodo che un professionista scende in discesa ad oltre 50 km orari e non mi pare che qualcuno si sia mai dannegiato il midollo per l’uso del casco

avatar roberto

buongiorno , anche se fosse una azione di lobbismo non capisco perche ci si scateni tanto sull’uso del casco in bicicletta. Ho un amico che è caduto da solo, senza intervento di auto, moto o pedone, picchiato di testa e morto. fine.
Se poi si vogliono fare esempi perché non parlare della germania dove il casco per le bici è invece obbligatorio?
E’ fuori di dubbio che l’italiano automobilista è quanto di peggio si possa incontrare nelmondo occidentale ma negare l’utilità del casco in bici è pura follia. La reazione all’articolo di quattroruote è decisamente esagerata e quasi populista, come se chi l’ha scritta dovesse far facili proseliti tra i ciclisti.
Senza esagerare dauna parte o dall’altra è un problemadi cultura: olanda e danimarca non sono due paesi dove ci sono bravi automobilisti mapaesi dove c’è rispetto delle regole, delle persone ed educazione; in Italia no. Nell’attesa quindi che il processo culturale arrivi a mostrare qualche miglioramento tantovale mettere il casco. Personalmente lo metto sempre comehosempre indossato lecinture di sicurezza da quando ho avuto la prima auto che ne era fornita ( nel 1983 Citroen 2 CV , mica una ferrari). buone pedalate a tutti, e casco ben allacciato.
Roberto
PS: ai pirla che invece lo mettono legato al manubrio auguro di forare 😉

avatar Andrez

Per gli adulti: casco consigliato (con opportune campagne di informazione rivolte a TUTTI gli utenti della strada) ma non obbligatorio
Per i bambini fino ai 14 anni: ASSOLUTAMENTE OBBLIGATORIO! perché sono esposti ad un rischio maggiore per la loro natura di bambini. Genitori, mettete i caschi ai fostri figli piccoli!
CAri saluti da Norimeberga (eppure le città italiante, con i loro centri storici meravigliosi, sarebbero ancora più belle se girano di più bici,no?

avatar raniero chelli

ma datevi una calmata! Prima di tutto dal punto di vista della scienza statistica il dato dei 750 pedoni e 250 ciclisti morti va chiaramente CONTRO la vostra tesi: infatti il dato va rapportato al numero di pedoni e di ciclisti circolanti. infatti anche se non ho dati alla mano mi pare ovvio che dei pedoni fragili circolanti la percentuale dei ciclsiti sarà forse il 5% mentre il numero di morti è il 25%… non vi dice niente questo?
poi ho girato per anni in motorino e vi garantisco che in almeno un caso, senza il casco sarei morto, in un incidente avvenuto a 10 all’ora che poteva succedere esattamente uguale in bici.
cercate un po’ di equilibrio…

avatar Mauro

Sono un utilizzatore delle due ruote da tantissimi anni e vado in bicicletta usando il caschetto, sono convinto che possa difendere in molti casi.
Un mio amico è caduto in una discesa, da solo, senza interventi esterni, non aveva il casco è stato in coma dei giorni, si è poi ripreso a fatica, da quel giorno lo usa sempre.
Per concludere vorrei dire NON MI SENTO RAPPRESENTATO DA PERSONE CHE USANO QUESTO TONO E QUESTI ARGOMENTI.

avatar Stefano

@Roberto
Il tuo intervento sarebbe da bannare. Fai parte di quelli che pur di sostenere la propria tesi dicono menzogne. In Germania l’uso del casco per i ciclisti non è obbligatorio, lo sanno anche i sassi.
Se per sostenere le tue idee scrivi bugie potrei pensare che anche il resto è falso.
Vedi qui: http://en.wikipedia.org/wiki/Bicycle_helmet_laws_by_country#cite_note-HKreply-13

Invece no, anch’io non dico che il casco è inutile ed anzi lo consiglio a tutti, specialmente nei casi di uso della bici “estremo” (sport, mtb, città con strade particolarmente pericolose).
Però lasciate stare i ciclisti urbani, please, io vivo in una città piena di piste ciclabili e abbastanza sicura. Il rischio di cadere e battere la testa da solo o di essere investito è più o meno quello del pedone. Mi sembra giustissimo che ci sia libertà di scelta, come nella stragrande maggioranza del resto d’Europa.

Non dobbiamo dare corda a chi vuole cloroformizzare la nostra campagna con proposte che non fanno parte del nostro patrimonio.
Noi dobbiamo puntare a città più sicure, questo è l’obiettivo comune.
La questione caschetto divide i ciclisti italiani, purtroppo, mentre non divide quelli nord europei (sono contro l’obbigatorietà e ogni proposta di legge in tal senso è stata sonoramente bocciata).
Io ho pedalato in città o sulle ciclabili interurbane in Germania, Olanda, Danimarca, ecc. ecc. e, ad occhio, di ciclisti con il caschetto ne ho visti si e no un 5% di ciclisti urbani in città e più o meno un 50% di cicloturisti sui percorsi extraurbani.
In compenso ho visto MOLTI ciclisti, sicuri e rispettati nei loro diritti.
A questo punto vi chiedo se ha un senso tutto questo can can sul casco, chi lo vuole lo mette, chi non vuole no, chi vuole lo consiglia caldamente e fa delle campagne a favore (ma mi sembra restiamo ai post terroristici su Facebook … le campagne vere non terroristiche chi le fa? perchè se ci sono tutti questi ciclisti pro casco non vedo in giro uno straccio di campagna decente?)
Vogliamo in Italia incentivare l’uso della bicicletta, chiedere ciclabili e moderazione del traffico tutti insieme, o dividerci stupidamente sul casco? Non l’avete ancora capito che in Italia siamo ancora troppo pochi ad andare in bici? Che l’uso va semplificato e favorito, non complicato? Volete restare in 4 gatti?
Salvaiciclisti ha risposto per le rime a Quattroruote e ha fatto benissimo. Perchè non proponeva di fare una campagna pro-casco ma di renderlo obbligatorio, sapendo benissimo che su questo i ciclisti europei sono assolutamente contrari ma forse sperando di dividere quelli italiani e abbassare a baruffa il livello del dibattito.
Le 10 richieste di Salvaiciclisti sono chiare a tutti, il casco non c’è mai stato. Credo che, a tal punto, si faccia bene a non tollerare deviazioni, quando degli altri 10 punti nemmeno 1 è ancora veramente passato.
Aumentiamo il numero di ciclisti in Italia, tuteliamoli veramente con i provvedimenti richiesti da Salvaiciclisti … e sul casco obbligatorio se volete riparliamone tra 10 anni.

avatar Carlo Rizzante

In effetti, a riprova di quanto detto da Stefano qui sopra, sono transitato giusto poco fa su Nørrebrogade, in Copenhagen (vivo qui vicino). Per farvi capire, è la strada in Europa con il più alto traffico di bici in Europa (seconda solo a qualche strada in Cina, ma nemmeno tanto). In media transitano sulle 35.000 bici al giorno, e oggi non ho visto uno col caschetto. Vabe che oggi è anche una bella giornata, cosa rara qui.

Il caschetto in Scandinavia lo usano davvero in pochi. Prima avevo scritto sul 3%. In realtà ho sbagliato, la percentuale è di gran lunga inferiore all’1%. Si, va be, uno su mille ci lascia i denti quando cade, e per lo più si cade per colpa dei tassisti (che sono una disgrazia dovunque nel mondo).

Per cui la mia personale conclusione è che le auto andrebbero bandite in toto dalle aree urbane. Solo mezzi pubblici e piste ciclabili. Come del resto si fa qui – la tendenza è questa, è un processo in corso. Ed è un paradiso. Hanno iniziato a costruire ciclabili negli anni ’60, e oggi Copenhagen vanta la più elevata qualità di vita. Molti fattori in gioco, sicuramente, e la bici (a detta anche di urbanisti) è uno dei fattori principali.

Ma quanto è dura fargliela capire a chi non hai mai provato. L’uso intensivo della bici cambia molte cose in una città. Prima lo capiranno anche gli automobilisti italiani, prima l’Italia farà un passettino avanti in Europa sul fronte della civiltà e qualità di vita.

Nel frattempo, il modello Copenhagen viene esportato più o meno in tutte le maggiori metropoli Europee. Con l’Italia fanalino di coda.

avatar Maria Cristina Caimotto

Trovo scorretta la scelta di Repubblica, che cita il commento, il contro-commento e non il testo originale. Condivido buona parte dei punti toccati dal vostro commento e condivido anche il vostro fastidio nei confronti di Quattroruote. Tuttavia, penso che dal punto di vista diciamo “diplomatico” si potesse fare di meglio e risultare più inattaccabili (alla fine Repubblica “non entra nella polemica” – cioè non prende posizione – e però attacca Salvaicliclisti sul piano formale). Suggerirei in futuro di cercare un maggior livello di diplomazia. Se posso contribuire, lo faccio molto volentieri.
M. Cristina

avatar Andrea

Mi sembra eccessivo scagliarsi contro il caschetto fino a dire che puo essere deleterio oltre 23 km/h (allora come mai i ciclisti professionisti lo portano?)
Credo che il caschetto sia fastidioso portarlo ma una sua utilità ce l’abbia senza dubbio. Negarlo mi sembra paradossale.
Quanto a Olanda e Danimarca…. Di che parliamo? Lì tutti portano il caschetto senza bisogno dell’obbligo. Fatevi un giro da quelle parti, si vede che non ci siete mai stati…..
Ho massimo rispetto per la associazione dei ciclisti (categoria di cui faccio parte, ma sono anche automobilista, motociclista e ..pedone), ma per essere presi sul serio bisogna portare argomentazioni più serie.

avatar Pierluigi

Scusate non capisco la polemica e il tono con cui si risponde a quattroruote, io vivo a Dublino dove ci sono leggi per incentivare l’uso della bici.
E pensate un po tutti ma proprio tutti usano il casco, c’e’ ne sono addirittura con il berretto.
Non vedo il commento di quattroruote come un messaggio di una lobby ma piu’ che altro un consiglio, ok servono piste ciclabili ci sto ma anche evitare di rompersi la testa se si cada dalla bici mi sembra sensato

avatar maurizio

Bhe!!, quello che posso dire;Sono usciti i cellulari e tutti al telefono in macchina; allora hanno inventato gli auricolari prima con il filo poi senza filo, ma niente … tutti al telefono in macchina senza auricolare … ed ora finalmente e arrivato internet su tutti i cellulari e la cosa peggiore è, che pur di essere collegati a questo mondo virtuale, non guardiamo più il mondo reale che ci circonda, con il rischio di investire, tamponare o uccidere qualcuno. vale la pena rischiare la vita di qualcun altro per mandare un messaggio oppure guardare le cazzate di FB ? Siete veramente padroni di voi stessi?
Forse se vi guardate intorno troverete quello che state cercando … aprite gli occhi e fate più attenzione alla realtà …
Buona vita e buona pedalata

avatar succhiaruote

Premessa: vado in bicicletta da 30 anni, dedicando alle due ruote tanta parte del mio tempo libero.
Il casco non è un vezzo, ma uno strumento che può evitare danni in tantissimi casi: è vero che contro un’automobile che ti travolge a 80km/h non c’è riparo, ma molto più spesso dei gravi episodi di cronaca accadono incidenti ‘minori’ (scivolate, urti, cadute causate dal cattivo stato delle strade o dalla disattenzione del ciclista…) nei quali il casco salva se non proprio la vita, almeno qualche ammaccatura alla scatola cranica. Questi casi forse non fanno statistica, di sicuro risparmiano sgradite visite al pronto soccorso più vicino. Non portare il casco non è segno di libertà ma di idiozia, non confondiamo il diritto dei ciclisti a percorrere le strade in sicurezza con una generica rivendicazione di fare quel che ci pare per la strada, bruciando i rossi, andando contromano o non portando il casco perché dà fastidio (ma chi lo afferma ne ha mai indossato uno? mi sa di no), tanto la colpa è sempre di qualcun altro, ‘io andavo in bici per la mia strada e quello mi è venuto addosso’.
Finché la bicicletta sarà uno dei tanti veicoli che girano per le strade, è bene che chi l’adopera sappia che il rispetto del codice della strada e di poche norme dettate dal buonsenso sono la prima, potentissima arma di autodifesa nel traffico. Buttarla in caciara alimentando uno stupido scontro tra categorie non ha alcun senso, anche perché il 99% dei ciclisti è a sua volta automobilista, motociclista, pedone o utente dei mezzi pubblici.

avatar Donaldo Anas

Ed ecco la risposta di Carlo Cavicchi, direttore di Quattrotuote
Parlare di lobby degli automobilisti per attaccare un articolo il cui scopo era solo di proteggere la salute dei ciclisti è davvero una forzatura. Se si è convinti che il casco non serva a nulla bastava obiettare questo: peraltro lo avevano fatto a lungo anche i motociclisti salvo poi convenire che il casco ha salvato tante vite e ridotto tante lesioni tanto è vero che adesso nessuno lo mette più in discussione.

Quattroruote ha pubblicato dei numeri che si possono contestare, spiegare, confutare ma non cancellare. Chiedere che i ciclisti siano più protetti non è volere loro male, semmai è proprio il contrario; e augurarsi che il costo sociale che deriva dalle conseguenze dei loro incidenti si riduca è nell’interesse di tutti. In quanto al florilegio d’insulti, molti dei quali davvero scomposti, che ci sono stati rovesciati addosso vorrei pensare ad un infortunio di chi ha poca pratica con lo scrivere. O anche solo col leggere: perché se avesse letto con più attenzione quanto scritto da Quattroruote sarebbe stato più prudente nelle reazioni; semmai ci avrebbe dovuto dare la tessera onoraria di #Salvaciclisti

Direttore carissimo.
Sono un ciclista e la mia posizione non intende certo sostituirsi a quella del movimento.
Le scrivo come collega in quanto, a mia volta, giornalista.
Solo per un paio di puntualizzazioni.

Le suggerirei di rileggere la sua replica e fare attenzione alla precisione della sua grammatica, forse anche lei può usare più attenzione, in fondo le parole dovrebbero essere il suo mestiere.

In quanto al contenuto.
Lei continua a leggere e proporre a suo comodo un dato, il movimento non sostiene che il casco non serva a nulla, sostiene che non serva l’obbligo per legge ma ne consiglia l’uso.
Capirà l’acredine quando si vogliono mettere in bocca a terzi parole fuorvianti.
Saluti e buon lavoro, si può migliorare.

avatar Carlo Rizzante

E questa non è arroganza, Donaldo? Io manco so chi sei, non mi interessa granché, ma presumo tu scriva su Quattroruote. Rivista che a quanto pare è ancorata al passato.

In Italia vige la regola del non senso e mi sembra che le cose siano generalmente sotto sopra.

L’auto non dovrebbe nemmeno entrare in città. E la bici dovrebbe diventare il mezzo di locomozione cittadino per eccellenza. Il casco per i ciclisti urbani è marginale. Sono le auto che li azzoppano. C’è urgente bisogno di ciclabili e di onestà intellettuale. Non di sterili polemiche e malcelati attacchi all’utilizzo della bici come alternativa all’auto. L’auto deve uscire dalle città! D’altra parte la tendenza è quella ed è iniziata negli anni ’60. Sveglia!!

Siete vecchi, rancorosi e apparentemente incapaci di vedere poco più in là del vostro naso. Oltre a ciò, disperatamente aggrappati a misere certezze. Che mi auguro verranno a mancare quanto prima.

Ho la nette sensazione che la gran parte di chi non ha ben capito il problema principale dell’utilizzo della bici in città, definendosi un amante della bici, fa confusione tra essere un ciclista metropolitano e un ciclista della domenica.

Buona fortuna Italia. Ne hai di strada da fare.

Un ultimo consiglio, poi vi lascio alle vostre beghe. Informatevi prima di parlare di altri paesi e altre realtà. Viaggiate, e aprite gli occhi. Ho letto un sacco di baggianate. Non vi fa bene.

avatar Massimo

Io il casco lo metto per proteggermi dai miei errori. Sono convinto che in un impatto con un’auto mi servirebbe a ben poco. Serve invece per le cadute accidentali, serve a proteggersi dagli urti, per esempio con gli specchietti retrovisori dei camion o con rami ed arbusti che purtroppo qui a Torino abbondano persino sulle cosiddette piste ciclabili. Serve se cado a bassa velocità e batto la testa. MA dagli urti con le automobili non mi proteggerebbe senz’altro. Ad ogni modo è una sana abitudine indossarlo, io ormai non ci faccio nemmeno più caso e ce l’ho sempre in testa, anche in pieno agosto. C’è poi il discorso dell’omologazione dei caschi e della loro sicurezza. Credo che ci sia, in questo campo, da fare ancora molta strada e da stabilire criteri (e leggi conseguenti) precise. Così come è stato fatto coi caschi per motociclisti. Sull’obbligatorietà del casco in bici ho dei dubbi, anche se per me lo ritengo utilissimo. Così com’è oggi utilissimo il casco sugli sci. Salva la vita.

avatar max

ciao,
voglio spendere 2 parole sull’argomento in quanto cicloamatore e automobilista.
io credo sia fondamentalmente un fatto di educazione e civiltà, nonchè di toyale assenza di coloro che dovrebbero far rispettare le regole.
parlo della totalità di guidatori che mentre vanno in giro telefonano, mandano/leggono sms, smanovrano sul navigatore etc….in teoria sarebbero infrazioni, in pratica, visto che nessuno controlla….
per non parlare dell’arroganza con cui vanno in strada certi furgoni, che sembrano i padroni del mondo….ma resta il fatto che bici e auto devono dividersi troppo spesso lo stesso terreno, e se non si adegua la normativa e soprattutto non si investe in sicurezza, tutto quello che si dice sul casco richia di rimanere fine e se stesso.
personalmente lo uso sempre, forse se vai a sbattere contro un’auto lanciata è inutile, ma chi usa la bici sa che si può cadere, che capita, e che magari averlo ti risparmia dolori ed escoriazioni, insomma non credo sia corretta l’impostazione salva/non salva la vita, sicuramente averlo in caso di caduta è meglio.
dubito che renderlo obbligatorio abbia influenza sulla statistica, sicuramente sarebbe un decremento, un disincentivo all’uso della bici…
concludendo, credo che quello per cui dobbiamo batterci con forza è una campagna di sensibilizzazione e di cultura,e di pretesa di circolare su strade sicure dove ci siano, per esempio, dissuasori o cunette nei pressi di incroci e attraversamenti pedonali, necessaria in un paese dove, in molte, troppe città, se ti fermi per far attraversare qualcuno sulle strisce, corri il rischio di essere tamponato e hai cmq la certezza che dietro il furbone di turno inizierà subito a strombazzare….
buona pedalata a tutti…

avatar Stefano

@Carlo Rizzante quoto totalmente quanto scrivi … sei un mito!!
Ho cominciato a occuparmi di mobiltà ciclistica negli anni ’80 (qui si sapeva poco ma in Olanda e Germania erano già avanti) e già da allora gli amici ciclisti dei gruppi sportivi capivano fischi per fiaschi e venivano a farmi i concioni sul casco (che allora il 90% dei ciclisti urbani non sapeva neppure cosa fosse, figuriamoci).
Con il tempo, visto che sono diventato da puro ciclista urbano anche vaggiatore in bicicletta (cicloturista andrebbe bene ma in Italia ha assunto un anche un significato sportivo che decisamente, per la mia lentezza, non mi si addice), ho compreso l’utilità del casco, che non uso in città (dove pedalo sulle molte ed ottime piste ciclabili esistenti) ma che uso quando mi avventuro fuori città (specialmente in montagna nelle discese, togliendolo in salita o se fa molto caldo – proprio non ce la faccio sono ancora alla ricerca di un casco che non mi faccia cuocere il cervello -).
Sono convinto che sia utile metterselo, l’incidente più banale può sempre accadere (però, pensa un po’, camminando mi è capitato di inciampare e quasi battevo la testa, in bici mai), ma non lo pratico, come molti, a livello religioso, cioè non considero una profanazione toglierselo quando la sofferenza supera il piacere dell’andare in bici (il cilicio lo lascio ad altri).
Questa comunque è una mia impostazione personale e sono convinto che sia buona prassi per le associazioni pro-bicicletta consigliarne l’uso, specialmente per chi fa un uso “estremo” della bici.
Però le associazioni ciclistiche non dovrebbero comunque arrivare ad estremismi e il loro compito prioritario dovrebbe essere quello di propagandare l’uso della bicicletta come uno dei migliori mezzi di trasporto quotidiano, sostenibile, economico, divertente, salutare, ecc. ecc.
Le campagne sfegatate e terroristiche pro-casco, è ormai dimostrato, danno una percezione ai molti che purtroppo non usano mai la bici che questa è un mezzo pericoloso e da evitare (mentre io dico NON LO E’!!!). Il risultato è che sempre meno gente passa alla bici. Quindi giudico, sostanzialmente, chi insiste in modo esagerato sul casco come un “nemico” della mobilità cilistica, ne più ne meno, forse non se ne rende conto, è in buona fede, ma per quanto si dichiari appassionato di bici contribuisce ad elevare la diffidenza verso il suo uso.
Qualcuno qui non ha capito queste cose e confonde la mission “interna” dell’associazione, quella cioè di insegnare ai GIA’ CONVINTI ad usare meglio la bicicletta (comprese regole e consigli di sicurezza, e il casco va benissimo) dalla politica “esterna” cioè quella di avvicinare più gente possibile alla bicicletta e soprattutto chiedere ai soggetti politici ed amministrativi provvedimenti per la mobilità ciclistica.
Da questo mio punto di vista capirete come la polemica sul casco la considero una pura stortura, una deviazione dal vero obiettivo politico che è quello di cambiare le città. Dopo il Velocity di Vancouver un esperto di bici ha scritto che parlare del casco è un abbassare il livello del dibattito: sono d’accordo. Il sospetto, forse un po’ paranoico lo ammetto, che dietro a certi post non ci siano ciclisti ma lobbisti dell’auto è forte, fortissima (e ora Quattroruote alimenta ancor di più questa mia paranoia).
Questi personaggi postano in Facebook o qui arrivando addirittura ad affermare che in Olanda e Danimarca il 90% per cento dei ciclisti indossa il casco, mentre chi ci vive o chi ci va spesso, come me, ci testimonia che solo una infima minoranza lo fa!!!! Insomma usano anche la menzogna più spudorata per avvallare la loro tesi. Il sospetto che dietro questi post ci sia ben altro cresce, ovvio.
Così non si discute più sulle zone 30, sulle ciclabili, sulle zone a traffico limitato, ecc. ecc. ma sul casco. Il partito degli automobilisti ha già vinto, noi ci siamo affossati da soli (o meglio ci hanno affossati quelli che qui dentro fan finta di amare la bicicletta e volere più mobilità ciclistica), complimenti!!!
Forse c’è stato un errore di impostazione inziale, a questo punto “Salvaiciclisti” dovrebbe cambiare nome e diventare “Salvalecittà” eleggendo la bicicletta a mezzo e simbolo di questo cambiamento, forse allora i suoi scopi sarebbero molto più chiari e cesserebbero queste assurde polemiche sul casco.

avatar renzino

E invece ha ragione quattroruote ! Dico di più ci vorrebbe casco “integrale” tipo quello mtb da discesa. Mio amico pochi giorni fa in bici ha sbattuto contro un palo e si è ROVINATO ! 10 ore di operazione, denti saltati, viso distrutto!
Il casco salverebbe la bici non il contrario, così come è successo per le moto. Anzi per quest’ultime casco integrale e paraschiena obbligatori!
Il resto sono cavolate da bar !
Davvero strano che un sito dedicato alla bici dica certe cose …mah ?!

avatar maddler

Beh, se vai ad una velocita` che implica un danno di quella portata ci sta pure che il casco sia, quantomeno, vivamente consigliato. Ma di qua a renderlo obbligatorio per chiunque ce ne corre.
Salva I Ciclisti non e` in nessun modo contrario all’uso del casco, anzi ne consiglia vivamente l’uso. Il nocciolo della questione e` l’obbligatorieta` dello stesso.

avatar mario

Buongiorno a tutti,

con la presente vorrei far notare alcune imprecisioni nel vostro articolo.

Il link riguardante l’uso (o il disuso) della bicicletta in Australia punta all’IPA (Institute of Public Affairs), un istituto ultraconservatore australiano che, fra l’altro, nega il riscaldamento globale legato all’effetto serra derivante dai combustibili fossili (e che riceve guarda caso donazioni di denaro dalle principali compagnie petrolifere) e nega gli effetti negativi del fumo di sigaretta sulla salute (e che riceve guarda caso donazioni di denaro da? esatto! dai principali produttori di tabacco)… a pensar male si fa peccato, però presentare come unica verità ciò che sostiene questo istituto sembra, guarda caso, un tantino esagerato.

Consultando gli studi riguardanti le “lesioni gravi a atlante ed epistrofeo, con conseguente lesione del midollo spinale e relativa paralisi motoria” si nota che essi risalgono ad almeno una decina d’anni fa, quando i caschi erano di forma e materiali diversi dagli attuali; proprio in risposta a tali studi, i costruttori di caschi ne hanno via via modificato la forma in modo da renderla sempre più protettiva anche nei casi analizzati da questi studi.

Il casco in generale è uno strumento abbastanza recente (così come lo è la bicicletta) ed è quindi ovvio che sia migliorabile così come è ovvio che ci sia un po’ di confusione circa la sua utilità, soprattutto se si mischiano i risultati di studi/statistiche degli anni 80 (quando i caschi erano poco più che cappellini di stoffa a strisce) con statistiche più recenti. Proprio a causa di questa confusione, anziché portare ulteriore confusione per mezzo di esempi totalmente inutili tipo quello dell’auto da “una tonnellata lanciata a 80 km/h sul tuo corpo” (il caschetto non è certo fatto per questo… forse nemmeno un muro di cemento armato) ed anziché sostenere che addirittura il casco fa male (con studi, come visto, vecchi), sarebbe forse più corretto invocare il principio di precauzione: nel dubbio, meglio abbondare. Così come sarebbe forse più corretto riportare anche che, al contrario, è ormai universalmente assodato che il casco sia di estrema utilità per i bambini, dato che la loro testa non ha ancora raggiunto la rigidezza di quella degli adulti.

Quattroruote, nel bene e nel male, è una rivista affermata e che viene tenuta in considerazione quando propone qualcosa (si veda questa stessa storia): perché invece non collaborare, sfruttando la sua fama? Per esempio chiedendo congiuntamente al legislatore che a scuola-guida siano tenute anche lezioni particolari sul rispetto degli altri utenti della strada non a “quattroruote” 🙂

Saluti

avatar Luca

Credo che forse ci stiamo perdendo un’occasione.
Anziché aspettare che una legge regoli l’uso del casco su bici, forse potremmo considerare l’idea di utilizzarlo a prescindere.
La maggior parte di noi, non è più tra i sedicenni preoccupati più del gel nei capelli che della sicurezza personale.
Analogamente è da immaturi anche il mancato utilizzo di abbigliamento ad alta visibilità (peraltro obbligatorio secondo il CdS) .. se per primi non dimostriamo un corretto comportamento sulla strada non possiamo pretendere soluzioni che incentivino la ciclabilità.

avatar Fabio

Il rendere obbligatorio il casco per chi va in bici, presentandola come soluzione per la sicurezza dei ciclisti, è equivalente a dire:
“Per risolvere il problema della criminalità andate in giro con i giubbotti anti-proiettile, così avete meno probabilità di essere ammazzati dai criminali”, perchè chi ha proposto questa idea sa benissimo che quasi tutte le strade (e le persone…) italiane non sono assolutamente tarate per poter far convivere tranquillamente automobili, pullman e bici; ciò è dovuto a problemi strutturali legati a come sono fatte le strade (ossia la mancanza quasi ovunque di una parte stradale dedicata esclusivamente alle bici -che non sia necessariamente una pista ciclabile, bensì una piccola fetta di asfalto opportunamente segnata dove però le macchine non devono transitare), e anche all’educazione e al rispetto delle regole e del codice stradale da parte di tutti, ciclisti compresi. Alcuni asseriscono che nemmeno i ciclisti rispettano le regole, che tagliano la strada, ecc. Sì, è vero, questo non si può negare. Ma credo che sia alquanto inopportuno ed errato paragonare le scorrettezze compiute dagli automobilisti con quelle compiute dai ciclisti: quando una zanzara va a sbattere contro un elefante tagliandogli la strada, l’elefante nemmeno se ne accorge e gli passa sopra. Questo non toglie che la zanzara ha sbagliato, ma se è permesso che zanzare, giraffe, tigri ed elefanti possano andare lungo la stessa strada senza nessuna divisione settoriale, allora l’errore è in principio. L’errore è dunque comparare le due modalità di trasporto. L’errore è nel come sono strutturate le strade attualmente, e nel modo in cui viviamo nei grandi centri, in cui si permette che una macchina ti possa sfrecciare a 90km/h alla tua sinistra (sì ho scritto bene: 90km/h, perchè il limite di 50 non è mai rispettato dalle automobili) a un metro di distanza da te che stai con la city bike da passeggio.

La proposta di Quattroruote ha la stessa radice malata di chi pensa che per risolvere il problema della criminalità, ci si deve barricare dentro casa spendendo migliaia di euro con porte blindate, i canali con gli alligatori, gli squali e i barracuda, le guardie del corpo, e magari comprarsi anche un’arma da fuoco, senza però rendersi conto che occorre: 1) togliere dalla circolazione le armi da fuoco per tutti, indistintamente; 2) educare pacificamente le persone sin da quando sono ragazzini a rispettare le regole civili e di normale convivenza. A iniziare dal codice stradale, per cui si deve avere tolleranza zero (la “teoria delle finestre rotte” insegna…).
Perchè se le regole valgono per tutti TRANNE CHE…, allora ci saranno sempre quelli che -come Quattroruote- invece di fare in modo che si possa sognare un mondo migliore, con meno inquinamento (ma vogliamo parlare dello schifo che ci respiriamo quando andiamo in bici? questo è un altro tema a parte), con mezzi a inquinamento zero, con più biciclette, più vivibile, più a misura d’uomo, e invece di lottare per questo sogno positivo, usa il seguente punto di vista: “Il mondo fa schifo e non mi va di fare nulla per migliorarlo perchè costa troppa fatica. Però in compenso ti obbligo a mettere il casco, così se ti ficco sotto e ti ammazzo per sbaglio con la mia macchina, allora innanzitutto non è colpa mia perchè tu mi sei venuto addosso perchè eri vicinissmo o perchè magari sei scivolato e ti sei distratto una frazione di secondo; non è nemmeno colpa tua perchè avevi il casco”.
Insomma: tu che vai in bici sei crepato, però non ha colpa nessuno.
Ma nessuno dice che è tutto il resto che non va bene. E’ come è fatta la strada, che non va bene. E’ l’educazione stradale e il suo rispetto, che non va bene. E’ il non cercare una migliore viabilità e mezzi non inquinanti da parte delle istituzioni, che non va bene. E’ continuare a saturare le strade con le macchine e far respirare lo schifo ai nostri bambini, che non va bene.

Se la soluzione a tutti questi problemi sarà soltanto il Dono Immenso che Quattroruote il Misericordioso (ovviamente sono ironico…) si è preoccupato di donarci, allora il destino di chi va in bici sarà sempre quello di essere confinato in un ghetto metafisico, in un mondo fatato che esiste e non esiste, che devi pregare che esista soltanto a 50cm dalle automobili che ti sfrecciano a sinistra in strade assurde e pericolose: e allora ci danno i contentini in stile-propaganda politica di serie B: si fa la pista ciclabile ridicola, oppure il centro cittadino senza auto soltanto la domenica mattina, oppure solo in certe strade, oppure il casco obbligatorio, ecc.
Così, amici miei, perderemo sempre. Ma non solo chi usa la bici. Tutti quanti. Tutti indistintamente.
Infine ho un messaggio per chi ama la bici: noi che amiamo la bici non dobbiamo lottare contro le automobili. Questo punto di vista è da perdenti. Piuttosto, noi dobbiamo convincere tutti, anche a costo di sacrifici con il nostro esempio di vita quotidiana, che la bici è MIGLIORE dell’auto, e che una vita in bici è NETTAMENTE MIGLIORE di una vita in auto.
Ciao!

avatar Leonardo

Ho visitato il sud della Francia in agosto e sono rimasto estasiato dall’attenzione posta ai ciclisti ed alla cultura della bicicletta. Le zone 30 km/h sono presenti in ogni centro abitato, i limiti vengono perfettamente rispettati da TUTTI. Laddove non esista una vera e propria pista ciclabile separata dalla carreggiata c’è comunque una pista dipinta in verde al margine della stessa e dove non c’è niente ci sono almeno cartelli che invitano a prestare attenzione ai ciclisti e obbligano a mantenerne la distanza ad almeno un metro e mezzo.

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