La sveglia puntata sui due euro al litro.

Siamo di fronte all’ennesimo rincaro e tutto lascia credere che non sarà l’ultimo: rispetto all’inizio dell’anno la benzina è già aumentata di oltre il 20% e se consideriamo gli ultimi 10 anni scopriamo che il rincaro è stato di oltre il 100%. I salari degli italiani, invece, sono al palo da circa 20 anni. E che i rincari siano un forte incentivo all’uso della bicicletta se n’è accorto persino Scaroni, l’ad dell’Eni: gli diamo il benvenuto in questa nuova era di sobrietà e serietà, dove non è previsto che per fare dieci km si debba stare un’ora in coda, chiusi dentro un abitacolo.

Non serve essere professori di economia alla Bocconi per capire però che questo aumento si traduce in una riduzione del potere d’acquisto degli italiani e, di conseguenza, della loro qualità della vita: secondo uno studio di Banca Intesa-San Paolo, la famiglia media italiana spende già più per il carburante che per il cibo. Detto in altre parole, sempre più persone si trovano imprigionate in un circolo vizioso per cui sono costrette a lavorare per mantenere l’automobile che serve loro per recarsi al lavoro.

Nella fase storica che stiamo attraversando la bicicletta rappresenta un salvagente per tutti coloro che vogliono conservare la propria qualità della vita, ma è una scelta che molti non riescono a compiere perché usare la bici oggi in Italia è ancora troppo pericoloso.
La politica dovrebbe per definizione occuparsi della gestione della cosa pubblica, di intravedere i cambiamenti sociali ed economici e di renderli il meno violenti possibile. Sarebbe bello se anche nel nostro paese fosse così, ma spesso la politica nostrana è talmente concentrata su se stessa da non riuscire a rendersi conto che fuori dai palazzi c’è una società reale che ogni giorno cerca di cavarsela e di sopravvivere nonostante tutto.

Ad oggi #salvaiciclisti ha ricevuto pubblici elogi da parte del Presidente del Consiglio dei Ministri, supporto da parte di parlamentari di destra e di sinistra, più di cento sindaci hanno formalmente aderito all’iniziativa “Caro Sindaco” recependo in principio le richieste del movimento per riconvertire le nostre città in luoghi in cui al centro vi sia la persona e la sua tutela. Tuttavia in ben pochi casi alle parole sono seguite azioni e impegni concreti.
I 2 euro al litro vengono ritenuti a ragione una “soglia psicologica” che farà suonare un campanello d’allarme nella testa di molti nostri concittadini che inizieranno a usare la bici per far quadrare i conti di casa. Ma senza idonei provvedimenti, questi neo ciclisti rischiano di essere solo carne da macello sull’asfalto delle nostre strade. In questo momento la politica ha il compito ben preciso di evitare questo scenario e non resta che augurarci gli stessi campanelli di allarme suonino con sufficiente forza ed insistenza fino a svegliare dal torpore tutti quei politici che hanno voluto farsi pubblicità sfruttando l’eco generata dalla campagna #salvaiciclisti ma che fino a questo momento non hanno fatto altro che rilasciare dichiarazioni, appoggiare, supportare ed elogiare il nostro impegno civico.
Potremmo iniziare da qualcosa di semplice, di immediato, un intervento capace di tutelare le persone e, allo stesso tempo, di diminuire i consumi di carburante. Potremmo iniziare con il limite massimo dei 30 km/h in tutte le aree residenziali.

“Quando decidiamo di non falciarvi”

E perché noi automobilisti che abbiamo pagato le strade con le tasse non riceviamo nemmeno un cenno di gratitudine, quando decidiamo di non falciarvi? “.

In edicola e` arrivata una nuova rivista! Non perdete il nuovo numero!

Questo pregevole esempio di libertà di pensiero è stato scritto in un editoriale, apprendiamo grazie al sito Propulsione Umana, da tal Marcello Minerbi, direttore di una rivista (importata dalla Gran Bretagna) la cui testata è “Top Gear”. La rivista, edita da Domus, la stessa casa di Quattroruote, copre un importante settore finora colpevolmente ignorato in Italia, vale a dire quello delle auto sportive. Si stima venga acquistata da coloro che sono appassionati di auto sportive. Dovrebbe tirare dunque circa 50 milioni di copie. Fortunatamente ne tira 90.000, e ci dispiace per gli alberi che riforniscono la tipografia.

Stante dunque la lieve entità del danno, ci piace osservare con un pizzico di inquietudine le soavi parole di costui. Naturalmente noi ciclisti urbani siamo avvezzi allo sfioramento reale delle lamiere tanto care a casi umani come questo Minerbi, e non temiamo le minacce. Ci piacerebbe però verificare se questa estrinsecazione della libertà di pensiero e di comunicazione, giustamente protetta dal magnifico articolo 21 della nostra saggia Costituzione, non configuri un reato, come per esempio l’istigazione all’omicidio. Giusto per dare la corretta proporzione agli accadimenti, e mentre continuiamo ad essere falciati davvero.

Cercando in rete notizie su questa finora ignota rivista (260 pagine per soli 3,50 euro) ci imbattiamo nel suo lancio sulla rubrica Motori di Repubblica.it. Trascriviamo anche questo.

“TopGear cerca di differenziarsi dagli altri magazine del mondo dell’auto parlando con i suoi lettori in modo coinvolgente raccontando quello che accade con ironia, trasgressione e competenza, mettendo a nudo l’anima anche con immagini dinamiche, vivaci e di grande effetto”. Minerbi ha centrato perfettamente l’obiettivo, mettendo a nudo la sua anima. Speriamo sia solo, ma abbiamo fondati sospetti che non sia così.


NB: come sempre invitiamo tutti/e ad una discussione civile. L’argomento e` delicato e restare calmi e` altrettanto difficile. Ma facciamo comprendere a questo signore e a chiunque altro quale sia la differenza fra la civilta` del rispetto che noi chiediamo e quella che questi articoli vorrebbero invece proporci. Grazie.

MAXXI, le email, le rastrelliere e #salvaiciclisti

Tutto è cominciato ieri sera nel giorno di Ferragosto. Carla scrive sul gruppo facebook Salvaiciclisti Roma:
Oggi ho fatto una passeggiata al Maxxi, non ero in bici ma in una zona (tra le poche) in cui ci sono piste ciclabili, qui non c’erano rastrelliere… E il passaggio di ciclisti era costante. Con tutto quello spazio, che gli sarebbe costato? Possibile che anche in strutture recenti non si pensi mai a chi si muove su due ruote? Ora pare sia stato anche commissariato, figuriamoci se penseranno a installarle adesso”

Immediatamente gli utenti del gruppo si sono mobilitati per fare pressione sul nuovissimo Museo romano e ottenere l’installazione di stalli dedicati al parcheggio delle bici. In poche ore si è deciso di partire con l’invio di massa di messaggi agli indirizzi email della Fondazione MAXXI e alla relativa pagina facebook. La richiesta è semplice “diamo un segno di svolta e di civiltà in questa città ancora in ritardo rispetto alle altre capitali europee. Aiutateci a farci raggiungere il Museo nel modo più civile, economico e sostenibile, cioè con la bici“. La risposta della Fondazione non si è fatta aspettare e a metà giornata del 16 agosto è arrivata una dichiarazione ufficiale di Anna Mattirolo, direttore del settore Arte del Maxxi“Non ho adesso sottomano le mail che stanno arrivando ma accogliamo senz’altro e con entusiasmo l’idea. Sarà nostra cura installare le rastrelliere il prima possibile: tra l’altro molti nostri giovani collaboratori vengono al lavoro in bicicletta”.

Siamo entusiasti del risultato finora ottenuto ma vigileremo attentamente sull’applicazione delle promesse. Cogliamo l’occasione per segnalare che tra tutti gli stalli in circolazione Roma ha già scelto il suo modello e vorremmo che fosse sempre questo ad essere installato. Si tratta del parcheggio a forma di Phi-greco di cui si trovano diversi esempi nelle principali stazioni ferroviarie e della metropolitana.



La Grecia affronta la crisi in bicicletta, il governo Monti intervenga prima che sia tardi.

Ci siamo, il PIL italiano ha eguagliato il record negativo raggiunto nel secondo trimestre del 2009 (momento peggiore della recessione iniziata nel 2008) e, viste le dichiarazione di Monti, Fornero, Passera, Clini e compagnia governante, è lecito aspettarsi che la situazione possa ulteriormente peggiorare.
Molte voci, anche autorevoli non fanno più mistero delle proprie catastrofiche previsioni e dicono che faremo la fine della Grecia. Cioè? Che fine ha fatto la Grecia?

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Per favore non chiamateli pirati

deppirata

Non passa giorno ultimamente che non si abbia notizia di ciclisti o pedoni falciati via dalla vita da automobilisti che poi scappano. Emblematico il caso di Milano, dove un signore ultrasettantenne ha finito la sua vita sulle strisce pedonali, travolto da un trentenne poi datosi alla macchia. Si è costituito due giorni dopo, quando ha sentito sul collo il fiato del maresciallo. Ha osato anche spiegare perché corresse: “ero in ritardo, dovevo andare al lavoro”. Si spera che sconti la sua azione.
A noi preme, ora e qui, segnalare un ennesimo problema della percezione collettiva di tali accadimenti: nelle purtroppo frequenti cronache che dànno conto di quanto accaduto, costoro, questi assassini, vengono sempre definiti “pirati della strada”.

No: costoro sono dei puri e semplici criminali. L’accostamento alla figura del pirata è un ulteriore insulto a chi è morto per la loro sciagurata condotta.
Il pirata è, da quando la pirateria classica è sparita, una figura romantica, a volte persino affascinante. Quella del pirata è una figura forte e coraggiosa, questi criminali sono solo pedine della guerra sanguinaria sulle nostre strade. Affiancarli ai pirati è un po’ come chiamare i mafiosi “mammasantissima”, un nome suggestivo, popolare, utile solo a distogliere lo sguardo dal problema. Johnny Depp, qui sopra in foto, rappresenta iconograficamente ciò che vogliamo sostenere: che l’abitudine a non riflettere, a rimuovere, a non percepire bene l’enorme problema rappresentato dalle morti in strada porta in qualche maniera a rendersene complici silenziosi o fiancheggiatori inconsapevoli.

Noi rivolgiamo oggi un appello a tutti i giornalisti italiani, di qualsiasi testata ed emittente: smettete di chiamare costoro “pirati della strada”, e fatelo da subito.

Sono persone che hanno commesso un crimine, aggravato da un altro (l’omissione di soccorso).

Niente di più: criminali.

La donna che difende il Colosseo

Non capita spesso ma certe volte capita. Capita ancora di stupirsi davanti alla cristallina bellezza delle affermazioni convinte, palesemente trasparenti, si viene così quasi rapiti da una voce decisa, fuori dal coro, che forse ama ancora il proprio lavoro e per questo è pronta ad assumersi delle responsabilità, stiamo parlando di Rossella Rea, direttrice del Colosseo, che con la lucidità e la competenza che le sono proprie, ribadisce forse l’ovvio ovunque ma non in Italia, preservare, curare, proteggere e restituire di dignità a quei valori artistico architettonici di cui forse l’eccessiva abbondanza, ha reso miopi gli amministratori così poco curanti di perle dalla redditività imbarazzante.

Così Rossella Rea chiede l’ovvio, chiede che il monumento principe dell’antica Roma torni a dignità, sia difeso dall’attacco a cui da decenni viene sottoposto, colpito da un traffico bizzarro violento e anarchicamente gestito, questo però non è facile in un paese in cui chi dice come stanno le cose è oggetto di bersaglio e scherno.

Oggi elogiamo questo personaggio che ha trovato il modo di stupirci e le rendiamo omaggio con tutta la nostra vicinanza e affetto più profondo. E vogliamo incontrarla per esprimerle la nostra stima e offrirle il nostro appoggio di cittadini ciclisti che non ne possono più di vedere la città più bella del mondo ridotta a un autodromo, con il Colosseo a fare da Meta Fetens.

[1] La Stampa: #Alemanno, il Duce e il #Colosseo